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La tua azienda vista dalla banca · Puntata 1

Capacità di rimborso: perché la rata del prestito non è un costo (ed è il primo conto che fa la banca)

Prima di guardare quanto fatturi, la banca si chiede con che cosa pagherai la rata. Che cos'è la capacità di rimborso, come si calcola in cinque minuti e perché la parte di rata che restituisce il prestito si paga con i soldi che restano dopo le imposte. Con il caso di una gelateria passo per passo e due casi del mio libro.

Silvia Casali · Il Commercialista come partner strategico · Tempo di lettura: 11 minuti

Capacità di rimborso: la rata del prestito divisa in quota interessi, che è un costo, e quota capitale, che si paga con l'utile dopo le imposte
Dentro ogni rata ci sono due cose diverse. Solo la più piccola è un costo.
In 30 secondi
  1. La rata di un prestito è fatta di due parti: gli interessi, che sono un costo, e la quota capitale, che è la restituzione dei soldi ricevuti. La quota capitale non abbassa l'utile e non abbassa le imposte: si paga con quello che resta dopo.
  2. La capacità di rimborso si calcola, in prima approssimazione, così: utile dopo le imposte più ammortamenti. È quanto l'azienda genera in un anno per restituire i debiti. La banca la confronta con il capitale da restituire.
  3. Il conto che decide è quante volte la capacità di rimborso copre la quota capitale. Prima di firmare un prestito chiediti quanto margine in più porta quello che compri: è quel margine, non il fatturato, a pagare la rata.

«Ci sto dentro, di poco»

Una gelateria artigianale, un pomeriggio di novembre, con le vetrine già mezze vuote. Il titolare ha deciso: vuole un laboratorio nuovo, più grande, con un abbattitore e un furgone refrigerato. Costa 120.000 euro, e la banca è disposta a parlarne.

Prima dell'appuntamento fa il suo conto su un foglio. Cinque anni, una rata di circa 2.320 euro al mese, quasi 27.800 euro l'anno. Quest'anno l'utile, prima delle imposte, è stato di 30.000 euro.

«Le rate sono costi» si dice. «L'utile scende a poco più di 2.000 euro. Di tasse non pagherò quasi niente. Ci sto dentro, di poco.»

Ha sbagliato due volte. Pagherà quasi tutte le imposte che paga oggi. E la rata, per la parte più grande, la dovrà pagare con i soldi che restano dopo le imposte. Il suo «ci sto dentro di poco», rifatto come lo rifà la banca, è un «ci sto dentro per un pelo, se l'estate è buona».

La rata del prestito non è un costo. È peggio: la paghi con i soldi che restano dopo le tasse.

La prima domanda della banca non è quanto fatturi

Con questo articolo comincio una serie su come la tua azienda appare a chi le presta i soldi. Non è scritta per chi lavora in banca: è scritta per chi guida un'attività e vuole capire che cosa guardano dall'altra parte del tavolo, e come prepararsi.

Il momento è giusto per parlarne. Secondo un'elaborazione di Unimpresa su dati della Banca d'Italia, a marzo 2026 i prestiti alle piccole imprese erano calati del 4,3% in un anno, il terzo anno di fila con il segno meno, mentre quelli alle imprese medie e grandi crescevano. Una parte di quel calo dipende dalle banche. Un'altra dipende da imprese che arrivano all'appuntamento senza il conto che la banca farà comunque.

E il primo conto della banca non è il fatturato. È una domanda semplice: con che cosa pagherai la rata? Il fatturato dice quanto lavori. Non dice quanti soldi restano, ogni anno, per restituire quelli che ti presto.

Quota capitale e quota interessi: perché la rata non è un costo

Ogni rata di un finanziamento è fatta di due pezzi.

Il primo sono gli interessi: il prezzo che paghi per usare i soldi della banca. Gli interessi sono un costo. Compaiono nel conto economico, abbassano l'utile e quindi abbassano anche le imposte.

Il secondo è la quota capitale: la restituzione, un pezzo alla volta, dei soldi che hai ricevuto. Questa non è un costo. Non compare nel conto economico, non abbassa l'utile e non abbassa le imposte. È come restituire a un amico i soldi che ti ha prestato: non sei più povero di quando li hai ricevuti, li stai solo ridando indietro.

Nella gelateria i due pezzi hanno pesi molto diversi. Su cinque anni, gli interessi sono in tutto circa 19.200 euro, in media circa 3.800 l'anno. Il capitale da restituire è di 120.000 euro, in media 24.000 l'anno: all'inizio un po' meno, alla fine un po' di più, perché con il passare dei mesi gli interessi calano e la parte di capitale cresce. Su ogni rata di 2.320 euro, in media, circa 320 sono costo e 2.000 no.

La rata del prestito della gelateria divisa in quota interessi e quota capitale: 320 euro di costo e 2.000 euro di capitale da restituire ogni mese, in media
Il prestito della gelateria anno per anno: la parte che è un costo cala, quella da restituire cresce.

Ecco perché il titolare ha sbagliato il conto delle imposte. Pensava di togliere dall'utile 27.800 euro. Può toglierne circa 3.800. L'utile prima delle imposte non scende a 2.000 euro: scende a 26.200.

La quota capitale non si paga con un costo. Si paga con la cassa, e passa dopo le imposte.

Capacità di rimborso: cos'è e come si calcola

Se la quota capitale non è un costo, con che cosa si paga? Con i soldi che l'attività genera in un anno e che non escono per pagare altro. La capacità di rimborso misura proprio questo, e in prima approssimazione si calcola in una riga.

Capacità di rimborso = utile dopo le imposte + ammortamenti

Perché si aggiungono gli ammortamenti? Perché sono un costo che sta nel bilancio ma non fa uscire soldi dal conto. Se hai comprato un'attrezzatura da 40.000 euro che dura otto anni, ogni anno nel bilancio c'è un costo di 5.000 euro, ma quei soldi sono usciti il giorno dell'acquisto, non quest'anno. Quindi, nella cassa dell'anno, vanno rimessi dentro.

Poi si fa il confronto con il capitale da restituire ogni anno, sommando tutti i prestiti e i leasing che hai.

Copertura = capacità di rimborso ÷ quota capitale dell'anno

Se il risultato è sotto 1, i soldi che l'attività genera non bastano a restituire i debiti: la differenza la stai pagando con il fido, con i fornitori o rinviando qualcos'altro. Se è appena sopra 1, ci stai dentro, ma senza riserva. Più è alto, più il prestito è tranquillo, per te e per chi te lo dà.

I termini, in parole semplici

Quota interessi: la parte della rata che paga l'uso dei soldi. È un costo e abbassa l'utile.

Quota capitale: la parte della rata che restituisce i soldi ricevuti. Non è un costo: si paga con l'utile dopo le imposte.

Ammortamento: il costo di un bene che dura più anni, diviso negli anni in cui lo usi. Sta nel bilancio, ma non fa uscire soldi nell'anno.

Capacità di rimborso: utile dopo le imposte più ammortamenti. Quanto l'azienda genera in un anno per restituire i debiti.

Copertura (in banca la chiamano anche DSCR): quante volte la capacità di rimborso copre il debito da restituire nell'anno.

Attenzione

È un conto di prima approssimazione, ed è il suo pregio: si fa in cinque minuti. Per una decisione definitiva vanno considerati anche gli investimenti che devi rifare per tenere in piedi l'attività, i soldi che restano fermi in magazzino e nei crediti verso i clienti, e gli altri rimborsi. Le banche usano versioni più complete dello stesso ragionamento: la domanda di fondo non cambia.

Il caso della gelateria, passo per passo

Rifacciamo il conto della gelateria come lo farebbe la banca, sui numeri di oggi, prima che il laboratorio nuovo produca qualcosa.

L'utile prima delle imposte è di 30.000 euro. Togliamo gli interessi del nuovo prestito, circa 3.800 euro l'anno in media: restano 26.200 euro. Su questi la società paga le imposte: per semplicità prendiamo 28 euro ogni 100, e sono circa 7.300 euro. Restano circa 18.800 euro di utile dopo le imposte.

Gli ammortamenti delle attrezzature che la gelateria ha già sono di 8.000 euro l'anno. Li rimettiamo dentro: la capacità di rimborso è di circa 26.800 euro.

VoceEuro all'anno
Utile prima delle imposte30.000
Interessi del nuovo prestito (media)− 3.800
Imposte (ipotesi: 28 ogni 100)− 7.300
Utile dopo le imposte18.800
Ammortamenti+ 8.000
Capacità di rimborso26.800
Quota capitale da restituire24.000
Copertura1,1 volte

Per ogni euro di capitale da restituire, la gelateria ne genera 1,1. Ci sta dentro, ma con un margine di circa 2.800 euro l'anno, e nient'altro. Basta un'estate piovosa, un aumento del latte o un frigorifero da cambiare, e la rata si paga con il fido.

Come si calcola la capacità di rimborso della gelateria: dall'utile di 30.000 euro ai 26.800 euro di capacità di rimborso, contro 24.000 euro di quota capitale
Il conto della banca, scalino per scalino: dall'utile alla capacità di rimborso.

Nota il dettaglio: le imposte, con il prestito, scendono di poco, perché solo gli interessi sono un costo. Il titolare pensava di non pagarle quasi più. Le paga quasi tutte, e il capitale lo restituisce con quello che resta.

Il conto giusto: quanto margine compra il prestito

Fin qui abbiamo guardato il prestito come un peso. Ma il laboratorio nuovo non si compra per bellezza: si compra per lavorare di più, o meglio. La domanda vera, per te e per la banca, è un'altra: quanto margine in più porta quello che compri?

Mettiamo che il laboratorio più grande permetta alla gelateria di produrre anche d'inverno per bar e ristoranti della zona: semifreddi, torte gelato, gelato in vaschetta per i dessert. Mettiamo che porti 50.000 euro di vendite in più l'anno, con 50 euro di margine ogni 100. Sono 25.000 euro di margine in più.

Tolte le imposte, con la stessa ipotesi di 28 ogni 100, restano circa 18.000 euro. La capacità di rimborso sale da circa 26.800 a circa 44.800 euro, contro gli stessi 24.000 euro di capitale. La copertura passa da 1,1 a quasi 1,9 volte.

È lo stesso prestito, con la stessa rata. Ma adesso non lo paga il titolare con l'utile che aveva già: lo paga il laboratorio con il margine che produce. Per la banca è un'altra pratica, e per il titolare un'altra notte di sonno.

Copertura della quota capitale: la gelateria senza margine aggiuntivo copre la rata 1,1 volte, con il margine del laboratorio nuovo quasi 1,9 volte
Stessa rata, due prestiti diversi: conta il margine che il prestito porta con sé.
Attenzione alle ipotesi

I 50.000 euro di vendite in più sono un'ipotesi, e un'ipotesi va scritta prima e controllata dopo. Prima di firmare metti nero su bianco a chi venderai, quanto e a che prezzo, e dai una data alla verifica. Se il margine in più arriva in ritardo, per uno o due anni la rata la paga l'attività di oggi: con una copertura di 1,1 è bene saperlo prima.

Due casi del libro: stesso strumento, risultati opposti

Nel capitolo 12 di «Dai numeri alle decisioni» racconto due casi che mostrano bene le due facce della capacità di rimborso. Sono storie modificate, ma i conti sono quelli.

L'impresa che guadagnava e non riusciva a pagare le rate

Un'impresa di ristrutturazioni con 2.100.000 euro di ricavi e un utile dopo le imposte di 82.000 euro. Lavoro pieno, nessun problema di mercato. Il titolare mi dice: «Pago 200.000 euro di costi solo di rate». Non erano costi: 18.000 erano interessi, 183.600 erano capitale da restituire.

La sua capacità di rimborso era di 158.000 euro: 82.000 di utile più 76.000 di ammortamenti. Contro 183.600 euro di capitale. Ogni anno mancavano 25.600 euro, e la differenza la pagava il fido. Un'impresa redditizia e, allo stesso tempo, senza aria. Non aveva un problema di lavoro: aveva un problema di aritmetica, e l'aritmetica non si risolve lavorando di più.

La via d'uscita è passata da due strade insieme: riportare le rate dentro la capacità di rimborso, allungando i tempi, e lavorare sui prezzi delle piccole ristrutturazioni, quelle in cui il cliente sceglie per fiducia. Il margine è passato dal 31 al 36 per cento: cinque punti su 2.100.000 euro sono 105.000 euro l'anno.

Il vivaio e la serra che si è ripagata da sola

Un vivaio con vendita al pubblico e manutenzione del verde, 800.000 euro di ricavi. Chiede 210.000 euro per una serra riscaldata e un impianto di irrigazione. Il conto l'avevano fatto prima: producendo in casa le piante che compravano all'estero, il margine su quelle piante passava dal 31 al 56 per cento. Erano 94.000 euro di margine in più l'anno, contro 39.000 euro di rate.

La rata era coperta circa 2,4 volte. Cinque anni dopo il prestito è finito, la serra c'è ancora, e i 94.000 euro restano in azienda ogni anno.

Impresa di ristrutturazioniVivaio
Che cosa paga le ratel'utile di primail margine nuovo della serra
Soldi generati per le rate158.000 €94.000 €
Rate da pagare183.600 € di capitale39.000 €
Coperturameno di 1 voltacirca 2,4 volte

Stesse banche, stessi tassi, stesso codice civile. La differenza non stava nel debito: stava in due domande fatte prima invece che dopo.

Il debito che ha comprato qualcosa è uno strumento. Il debito che ha coperto una perdita è una diagnosi.

Le tre domande prima di firmare

Nel libro le chiamo le tre domande che distinguono un debito che è uno strumento da un debito che è un sintomo. Sono le stesse che, con parole diverse, si fa chi deve decidere se prestarti i soldi.

1. Che cosa compra questo debito?

Se compra un laboratorio, una serra, un macchinario, dall'altra parte del bilancio c'è qualcosa che produce margine. Se paga gli stipendi di mesi in cui l'attività perdeva, compra solo tempo. Il tempo si può comprare, ma deve servire a cambiare qualcosa: altrimenti sposta più avanti lo stesso problema, più grosso.

2. Il debito cresce con il fatturato o mentre il fatturato è fermo?

Un debito che cresce mentre l'attività cresce è quasi sempre fatto di magazzino e di clienti che devono ancora pagare: si cura lavorando sui tempi di incasso, come ho spiegato nell'articolo sul ciclo del circolante. Un debito che cresce mentre il fatturato è fermo vuol dire che l'attività consuma più di quello che produce, e prima del debito va curato il margine.

3. Le rate sono coperte dalla capacità di rimborso o dalla speranza?

È il conto di questo articolo. Se la copertura è sotto 1, il piano non regge, anche se finora le rate le hai pagate tutte. Se è appena sopra 1, regge finché va tutto bene. Ed è il numero che la banca calcolerà comunque: meglio che tu lo conosca prima di lei.

Le tre domande da farsi prima di chiedere un prestito: che cosa compra il debito, se cresce con il fatturato, se le rate sono coperte dalla capacità di rimborso
Tre domande, da farsi prima di firmare: dopo è tardi.
In sintesi

La rata è fatta di interessi, che sono un costo, e di capitale, che si paga con l'utile dopo le imposte. La capacità di rimborso, cioè utile dopo le imposte più ammortamenti, dice quanto puoi restituire ogni anno. La banca la confronta con il capitale da restituire: più volte lo copre, più il prestito è sano. E il modo migliore per alzarla non è chiedere tempi più lunghi, ma comprare con il prestito qualcosa che porti margine.

Cosa fare in pratica

  1. Prendi il piano di ammortamento di ogni prestito e leasing che hai: c'è scritto, anno per anno, quanto è interesse e quanto è capitale. Somma il capitale che devi restituire nei prossimi dodici mesi.
  2. Calcola la tua capacità di rimborso: utile dopo le imposte dell'ultimo anno più gli ammortamenti. Li trovi nel bilancio, o te li dà chi tiene la tua contabilità.
  3. Dividi la capacità di rimborso per il capitale dell'anno. Sotto 1, il debito non sta dentro i numeri: va guardato subito. Appena sopra 1, non c'è riserva.
  4. Prima di un prestito nuovo, scrivi quanto margine in più porterà quello che compri, a chi venderai e entro quando. Rifai la copertura con quel margine dentro.
  5. Porta in banca questi conti già fatti. Una richiesta che arriva con la propria copertura calcolata, e con le ipotesi scritte, è una conversazione diversa da una richiesta che arriva con il fatturato.

Domande frequenti sulla capacità di rimborso

Che cos'è la capacità di rimborso di un'azienda?

È la quantità di soldi che l'azienda genera in un anno e che può usare per restituire i debiti. In prima approssimazione si calcola sommando l'utile dopo le imposte e gli ammortamenti, cioè i costi che stanno nel bilancio ma non fanno uscire denaro.

Come si calcola la capacità di rimborso?

Utile dopo le imposte più ammortamenti. Poi si divide il risultato per la quota capitale da restituire nell'anno, sommando tutti i prestiti e i leasing: si ottiene quante volte l'azienda copre il suo debito. Per una valutazione completa si considerano anche investimenti di mantenimento e variazioni di magazzino e crediti.

La rata del prestito è un costo deducibile?

Solo la quota interessi è un costo: compare nel conto economico e riduce l'utile. La quota capitale è la restituzione del denaro ricevuto, non è un costo e non riduce l'utile né le imposte. Per questo si paga con l'utile che resta dopo le imposte.

Che cos'è il DSCR?

È la sigla inglese di un indice che le banche usano per misurare quante volte i flussi di cassa dell'azienda coprono il debito da pagare nell'anno. Il principio è lo stesso della copertura spiegata in questo articolo: sopra 1 i flussi bastano, sotto 1 no.

Come si può aumentare la capacità di rimborso?

Aumentando il margine, con prezzi più giusti o con attività che lasciano di più, e usando i prestiti per comprare cose che producono margine. Allungare la durata dei prestiti abbassa la rata annua, ma non aumenta i soldi che l'azienda genera.

La rata giusta si paga da sola

Il titolare della gelateria non aveva sbagliato a voler crescere. Aveva sbagliato il conto: guardava la rata come un costo e l'utile come se fosse tutto disponibile. Rifatto bene, il conto non gli dice di non chiedere il prestito. Gli dice di chiederlo sapendo quanto margine deve portare il laboratorio nuovo, e di presentarsi in banca con quel numero già scritto.

Nella prossima puntata della serie guardiamo un'altra cosa che la banca legge e che tanti imprenditori trascurano: che cosa racconta un bilancio fatto solo per pagare meno imposte.

Di debito, capacità di rimborso e delle tre domande da fare prima di firmare parlo nel capitolo 12 di «Dai numeri alle decisioni». Lo trovi su Amazon.

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La serie «La tua azienda vista dalla banca» continua: ogni puntata un conto da fare nella tua attività, spiegato con un esempio, prima di sederti al tavolo con chi ti presta i soldi.

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