Su ogni 100 euro venduti, Sephora Italia guadagna 8,70 euro dai clienti e 6,22 euro dai fornitori. Ho smontato questo meccanismo pezzo per pezzo e l'ho rimontato in piccolo, per un salone, un ristorante, un hotel, un negozio.
Analisi basata su dati pubblici: bilancio 2025 di Sephora Italia S.r.l. (conto economico, relazione sulla gestione, rapporti con parti correlate) come riportati pubblicamente. Gli indicatori derivati sono miei calcoli e li segnalo come tali. I casi delle PMI sono esempi costruiti, non clienti reali. Non ho rapporti professionali con le società citate.
Quando ho letto questo numero mi sono fermata.
Su ogni 100 euro che Sephora Italia incassa vendendo profumi e trucchi, il margine operativo è di 14,92 euro. Ma solo 8,70 arrivano davvero dalle vendite. Gli altri 6,22 euro li pagano i fornitori.
Vuol dire che più di 4 euro su 10 di quello che Sephora guadagna in Italia non arrivano dai clienti che entrano in negozio, ma dalle aziende che le vendono la merce. Nel 2025 sono 36,9 milioni di euro: promozioni, pubblicità, premi di fine anno. Soldi che non passano dalla cassa e che, nella maggior parte delle piccole imprese italiane, semplicemente non esistono.
Non è un trucco da multinazionale. È un modo di guardare la propria azienda che quasi nessun imprenditore usa, e che può spostare il margine di diversi punti senza aumentare di un euro i prezzi ai clienti.
Un avvertimento prima di cominciare: non ti dirò di comprare di più per farti pagare dai fornitori. Funziona al contrario, e capirai perché.
Il margine di Sephora ha due motori. Il secondo funziona così:
Adesso i numeri, uno per uno.
Nella grande distribuzione i due motori hanno un nome: front margin e back margin. Il primo è la differenza tra quanto paghi la merce e quanto la vendi. Il secondo è tutto ciò che il fornitore ti versa dopo, per motivi diversi dal semplice acquisto.
Prima di tutto, vediamo dove finiscono 100 euro di vendite. 49,01 euro pagano la merce, 21,10 vanno in servizi e pubblicità, 21,19 in stipendi e affitti. Restano 8,70 euro di margine operativo: un margine da buon commerciante, niente di straordinario.
Bilancio 2025 Sephora Italia S.r.l., valori su 100 euro di vendite.
Poi arriva il secondo motore, e cambia tutto.
Bilancio 2025 Sephora Italia S.r.l. I contributi dei fornitori sono negli "altri ricavi e proventi" del conto economico: il 42% del margine operativo.
Nel conto economico questi soldi non stanno nei ricavi delle vendite. Stanno più in basso, negli "altri ricavi e proventi", ed è per questo che chi guarda solo il fatturato non li vede. Il bilancio dice anche un'altra cosa: più di 4 euro su 10 di questi contributi li versano società del gruppo LVMH, cioè le stesse marche di lusso che appartengono al proprietario di Sephora.
Partendo dai dati pubblicati ho ricostruito qualche indicatore. Sono calcoli miei, non voci di bilancio, ma raccontano la storia meglio di qualsiasi commento.
| Indicatore | Valore | Come l'ho calcolato |
|---|---|---|
| Fatturato 2025, tra negozi e sito | 593,8 M€ | dato di bilancio (593.822.236 €) |
| Margine operativo 2025 | circa 88,6 M€ | 14,92% del fatturato |
| Margine operativo senza i fornitori | circa 51,7 M€ | 8,70% del fatturato |
| Utile netto 2025 | 50,8 M€ | dato di bilancio |
| Contributi dei fornitori rispetto all'utile netto | 73% | 36,9 ÷ 50,8 M€ |
| Contributi ogni 100 € di merce acquistata | 12,5 € | 36,9 ÷ 295,6 M€ |
| Peso dei fornitori sul margine operativo | 41,7% | 6,22 ÷ 14,92 |
| Vendite in più necessarie per guadagnare gli stessi 36,9 milioni | circa 424 M€ | 36,9 M€ ÷ 8,70% |
| Contributi dei fornitori per negozio | circa 271.000 € | 36,9 M€ ÷ 136 negozi |
| Contributi dei fornitori per dipendente | circa 24.200 € | 36,9 M€ ÷ 1.522 dipendenti |
| Contributi versati da società del gruppo LVMH | oltre 14,8 M€ | più del 40% di 36,9 M€ |
La riga che mi ha colpito di più è quella evidenziata. Per guadagnare con le vendite quello che i fornitori le versano, Sephora dovrebbe vendere circa 424 milioni in più, cioè aumentare il fatturato di oltre il 70%. Con la stessa rete di negozi, lo stesso personale, gli stessi affitti. Nessun piano commerciale ci arriva in un anno.
E poi c'è l'utile. Nel 2025 Sephora Italia ha chiuso con 50,8 milioni di utile netto, e i contributi dei fornitori valgono il 73% di quella cifra. Anche togliendo le imposte che graverebbero su quei soldi (con un'aliquota complessiva intorno al 28%, una mia stima), senza i fornitori l'utile scenderebbe intorno ai 24 milioni: meno della metà.
Quella che porterei a casa, invece, è la riga dei 12,50 euro: per ogni 100 euro di merce che compra, Sephora se ne vede restituire 12,50 sotto forma di contributi. Questo è il numero da confrontare con la tua azienda. Se compri 100.000 euro di prodotti l'anno, quanto ti torna indietro? Nella mia esperienza, per quasi tutte le piccole imprese la risposta è zero, o una cifra che nessuno ha mai messo per iscritto.
C'è un altro modo di guardarlo, più vicino alla scala di una piccola impresa. Sephora Italia ha 136 negozi e 1.522 dipendenti. Diviso per punto vendita, ogni negozio porta a casa in media circa 271.000 euro l'anno dai fornitori, più di 22.000 euro al mese. Per dipendente sono circa 24.000 euro l'anno. Il conto è approssimato, perché il fatturato comprende anche il sito, ma l'ordine di grandezza è quello: un singolo negozio incassa dalle marche quanto fattura in un anno una piccola attività.
E poi c'è quel dettaglio: questi soldi non passano dalla cassa. Di solito vengono compensati con le fatture d'acquisto o liquidati a fine periodo, senza che un cliente apra il portafoglio. Per un'azienda vuol dire margine e liquidità che non dipendono dall'andamento delle vendite del mese.
Un fornitore non paga Sephora per la merce: paga per arrivare al cliente nel momento in cui decide. Questa è la chiave di tutto l'articolo. Sephora non vende solo profumi, vende attenzione, fiducia e posizione. I 36,9 milioni sono il prezzo di quelle tre cose.
Il bilancio divide i contributi in tre famiglie. Ognuna corrisponde a qualcosa di preciso che il negozio mette sul tavolo.
Quando vedi uno sconto del 20% su una linea di creme, spesso non lo paga Sephora. Lo finanzia, in tutto o in parte, la marca. Il negozio offre il suo traffico e il suo calendario promozionale; la marca paga per esserci dentro, perché una promozione in un negozio pieno vende più di cento post sui social.
La vetrina su strada, il bancone all'ingresso, l'espositore vicino alla cassa, la pagina nell'app, la newsletter, il consiglio della consulente in negozio. Ognuno di questi spazi è limitato e ogni marca lo vuole. Sephora li tratta per quello che sono: spazi pubblicitari, con un prezzo. Oggi questo modello ha un nome, retail media, e le grandi catene lo stanno facendo diventare una seconda linea di business.
Sono legati ai volumi: se nell'anno hai venduto più di una certa soglia, il fornitore ti riconosce una percentuale. È la forma più antica e più conosciuta, ma da sola è quella che rende meno, perché premia la quantità e non il valore di ciò che offri.
C'è un dettaglio che vale la pena notare. Sephora Italia compra la maggior parte della merce dalla casa madre francese, non direttamente dalle marche. Eppure le marche pagano i contributi a Sephora Italia.
I soldi seguono il controllo del cliente, non la fattura d'acquisto. Chi ha in mano la relazione con chi compra viene pagato.
E un secondo dettaglio, ancora più interessante. Oltre il 40% dei contributi arriva da società dello stesso gruppo LVMH, cioè da marche che hanno lo stesso proprietario di Sephora. Anche dentro la stessa famiglia lo spazio sullo scaffale non è gratis. Se lo fanno pagare le marche del proprio gruppo, è difficile sostenere che il tuo spazio, la tua vetrina o la tua clientela non valgano niente.
Dei 295,6 milioni di merce acquistata da Sephora Italia nel 2025, 198,7 milioni arrivano da Sephora SAS, la capogruppo francese: due euro su tre. La casa madre compra per tutta l'Europa e rivende alle filiali. In più fattura logistica, assistenza e una royalty per l'uso del marchio.
Rapporti con parti correlate, relazione sulla gestione 2025. "Altri fornitori" è la differenza tra i due valori pubblicati.
Questa seconda faccia del bilancio insegna due cose diverse, e conviene tenerle separate.
Una centrale che compra per decine di paesi ottiene condizioni che nessuna filiale otterrebbe da sola: prezzi, premi di volume, esclusive, lanci in anteprima. Una piccola impresa non ha una casa madre, ma può costruirsene una. Gruppi d'acquisto, consorzi, cooperative, contratti di rete: in molti settori esistono già e vengono usati pochissimo. Cinque saloni che comprano insieme dallo stesso distributore raggiungono soglie di premio che da soli non vedrebbero mai. Cinque ristoranti della stessa zona che trattano insieme con il fornitore di bevande parlano con un'altra voce.
In un gruppo, la capogruppo stabilisce quanto margine resta in ogni società attraverso i prezzi della merce, i servizi e la royalty. Non sappiamo quanto incida la royalty sui conti italiani, ma una cosa è chiara: Sephora Italia paga la casa madre per merce, servizi e marchio, e i contributi dei fornitori sono una parte importante di ciò che le resta come margine locale.
Nelle PMI vedo spesso imprenditori con più attività, per esempio un hotel e un ristorante, o due locali, in società diverse. Centralizzare acquisti, amministrazione e marketing in una sola struttura che fattura servizi alle altre può avere senso, se i servizi sono reali e pagati a prezzi di mercato. Anche tenere il marchio in una società separata può avere senso, per esempio per proteggerlo dai rischi dell'attività operativa o in vista di nuove aperture.
Non sono operazioni da fare per pagare meno tasse. Senza una ragione economica vera, l'Agenzia delle Entrate può contestarle come abuso del diritto (art. 10-bis della legge 212/2000) o come costi non inerenti. E dal 2021 i marchi non rientrano più nel patent box. Si fanno quando migliorano il controllo dell'azienda, non quando migliorano solo la dichiarazione dei redditi.
Ogni impresa che sta tra un fornitore e un cliente finale ha qualcosa che il fornitore vuole, e quasi sempre glielo dà gratis. Il primo passo non è chiedere soldi: è fare l'inventario di quello che hai. Lo chiamo inventario dell'attenzione, ed è un esercizio che faccio con i clienti seduti davanti a un foglio bianco.
| Cosa possiedi | Esempi concreti | Chi potrebbe pagarlo |
|---|---|---|
| Spazio fisico che i clienti guardano | vetrina, bancone cassa, sala d'attesa, tavoli, reception | marche dei prodotti che rivendi o usi |
| Spazio digitale | lista email, clienti su WhatsApp, follower, sito | fornitori e partner che vogliono raggiungere i tuoi clienti |
| Il consiglio di chi lavora con te | la parrucchiera che suggerisce lo shampoo, il cameriere che consiglia il vino | marche che vogliono essere consigliate al posto delle altre |
| Volumi prevedibili | acquisti regolari, programmati, pagati puntuali | fornitori che vogliono pianificare la produzione |
| Dati di vendita | cosa si vende, quando, a che tipo di cliente | fornitori che non vedono il cliente finale |
| Momenti ed eventi | serate, inaugurazioni, corsi, degustazioni | marche che cercano contatto diretto con il pubblico |
Rileggi la terza riga pensando al tuo personale. Se un tuo collaboratore consiglia ogni giorno un prodotto ai clienti, quella marca sta già ricevendo il servizio più prezioso che esista: la raccomandazione di una persona di fiducia. Sephora la fa pagare. Tu probabilmente no.
I numeri che seguono sono esempi costruiti su aziende tipo, non dati di clienti reali. Ho tenuto i contributi volutamente sotto il livello di Sephora: nessuna PMI ha il suo potere contrattuale, ma tutte hanno qualcosa da offrire. L'ultima colonna dice quanto fatturato in più servirebbe per ottenere lo stesso risultato vendendo.
| Attività | Acquisti | Margine oggi | Contributi | Margine dopo | Fatturato equiv. |
|---|---|---|---|---|---|
| Salone di parrucchiere 250.000 € di fatturato | 45.000 € | 17.500 € (7%) | 4.600 € | 22.100 € (+26%) | 65.700 € |
| Ristorante 600.000 € di fatturato | 70.000 € di bevande | 36.000 € (6%) | 6.000 € | 42.000 € (+17%) | 100.000 € |
| Hotel di 30 camere 1,2 milioni di fatturato | pochi acquisti da rivendere | 120.000 € (10%) | 6.000 € | 126.000 € (+5%) | 60.000 € |
| Negozio al dettaglio 400.000 € di fatturato | 220.000 € | 20.000 € (5%) | 13.200 € | 33.200 € (+66%) | 264.000 € |
Fatturato equivalente = contributi ÷ margine operativo percentuale di oggi. Esempi costruiti dall'autrice.
I 4.600 euro nascono da quattro voci: un premio del 4% sugli acquisti legato a un obiettivo realistico (1.800 euro), un contributo annuo per vetrina ed espositore della rivendita (1.200 euro), una serata per le clienti con prodotti e tecnico pagati dalla marca (1.000 euro), due mesi di contenuti social e newsletter in co-marketing (600 euro). Nessuna di queste voci chiede di comprare un flacone in più. Chiede solo di dare un prezzo a cose che il salone già fa.
Qui i fornitori di birra, caffè, acqua e vino sono abituati a trattare: comodati d'uso, insegne, ombrelloni, contributi di esclusiva. La differenza la fa chi tratta con i numeri in mano. Un premio del 5% sui volumi di bevande vale 3.500 euro; una carta dei vini con una cantina in evidenza e due serate di degustazione finanziate valgono altri 1.500 euro; dehors, menu e lavagne forniti dalla marca 1.000 euro. Attenzione però ai contratti di esclusiva sul caffè con macchina e finanziamento: spesso contengono minimi d'acquisto e penali che, se il locale cambia o chiude, si trasformano in un debito.
Un hotel compra poco da rivendere, ma possiede l'attenzione più preziosa di tutte: quella dell'ospite che deve decidere cosa fare, dove mangiare, cosa visitare. Con circa 9.000 presenze l'anno, se il 5% prenota un'esperienza da 60 euro con una commissione del 15%, sono circa 4.000 euro. Aggiungi quattro partner locali (cantine, noleggio bici, terme, escursioni) che pagano 500 euro l'anno per essere nella guida in camera e nella mail di benvenuto: altri 2.000 euro. Il margine cresce poco in percentuale, ma l'ospite riceve consigli migliori e l'hotel diventa il punto di riferimento della zona.
È il caso più vicino a Sephora, e infatti è quello in cui l'effetto è più forte. Con 220.000 euro di acquisti, un ritorno del 6% (meno della metà del 12,5% di Sephora) vale 13.200 euro. Per guadagnarli vendendo servirebbero 264.000 euro di fatturato in più, cioè due terzi del fatturato attuale.
Quando un margine è sottile, i soldi dei fornitori non sono un extra: sono la differenza tra un'azienda che resiste e una che cresce.
Il lavoro si fa una volta l'anno, prima delle trattative con i fornitori, e si controlla ogni trimestre. Questi sono i passi che seguo.
Il settimo passo è quello che separa chi usa questo metodo da chi ne viene usato. I premi di volume sono progettati dai fornitori proprio per farti comprare di più. Il back margin sano nasce dal valore di quello che offri, non dalla quantità che acquisti.
Ogni euro che arriva da un fornitore va documentato nel modo corretto, e il modo cambia a seconda di cosa remunera. È il punto in cui molte aziende sbagliano, e gli errori costano: la Cassazione ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate in casi in cui supermercati avevano fatturato premi di fine anno senza IVA invece di ricevere dal fornitore una nota di variazione.
La distinzione da ricordare è una sola: il fornitore ti sta facendo uno sconto, oppure ti sta pagando un servizio?
| Cosa ricevi | Che cos'è per il fisco | Documento | IVA |
|---|---|---|---|
| Premio al raggiungimento di volumi o fatturato | riduzione del prezzo della merce acquistata | nota di variazione del fornitore (art. 26 DPR 633/1972) | stessa aliquota della fattura d'acquisto |
| Contributo per vetrina, esposizione, eventi, newsletter, consigli in negozio | prestazione di servizi resa da te al fornitore | tua fattura al fornitore | 22% |
| Merce in più senza addebito, prevista dal contratto | sconto in natura | nessun documento aggiuntivo (art. 15 DPR 633/1972) | esclusa dalla base imponibile, attenzione se le aliquote sono diverse |
| Attrezzature in comodato (macchina del caffè, frigoriferi, espositori) | bene che resta del fornitore | contratto di comodato | nessuna, ma leggi vincoli e penali |
Per i premi di volume l'Agenzia delle Entrate si è espressa con la risoluzione 36/E del 2008, mentre la distinzione tra bonus legati alla quantità e bonus che remunerano attività svolte dal cliente risale alla risoluzione 120/E del 2004. In pratica: se il premio dipende solo da quanto hai comprato, è uno sconto; se dipende da qualcosa che hai fatto, è un servizio.
Tre accorgimenti che consiglio sempre:
Ristoranti, bar, alimentari, gastronomie: il D.Lgs. 198/2021, che recepisce la direttiva europea sulle pratiche commerciali sleali, vieta di chiedere al fornitore pagamenti non collegati alla vendita dei suoi prodotti. Contributi per l'esposizione, l'inserimento in assortimento o le promozioni sono ammessi solo se concordati per iscritto prima, in modo chiaro. In questi settori la trattativa si fa a inizio rapporto e si mette nero su bianco, mai a fine anno come richiesta improvvisa.
I 36,9 milioni che Sephora incassa escono dai conti di qualcun altro: delle marche. Se la tua impresa produce e vende a negozi o catene, cosmetici, alimenti, vino, prodotti artigianali, devi leggere questo bilancio dall'altra parte del bancone. Il tuo cliente guadagna su di te due volte, e il tuo vero prezzo di vendita è più basso di quello che scrivi in fattura.
Nella grande distribuzione si parla di prezzo netto netto: il listino meno tutto quello che restituisci dopo. Ecco un esempio con numeri tondi.
| Voce | Per pezzo |
|---|---|
| Prezzo di listino al rivenditore | 10,00 € |
| Dopo lo sconto in fattura del 25% | 7,50 € |
| Dopo il premio di fine anno del 4% | 7,20 € |
| Dopo i contributi promozionali, pari al 7% del fatturato al rivenditore | 6,68 € |
| Costo di produzione | 4,50 € |
| Margine che pensi di avere (7,50 − 4,50) | 3,00 € |
| Margine che hai davvero (6,68 − 4,50) | 2,18 € |
Il margine reale è più basso del 27% rispetto a quello percepito. Se il prezzo è stato costruito guardando solo lo sconto in fattura, ogni nuova promozione erode un margine che sulla carta sembrava sano.
Cosa fare, in concreto:
Sephora ci insegna che lo scaffale è un mercato. Chi vende deve saperlo esattamente quanto chi compra.
Un margine che arriva per il 42% dai fornitori è anche un margine che dipende per il 42% dalla loro volontà. Sephora può permetterselo perché le marche hanno bisogno di lei almeno quanto lei ha bisogno delle marche. Una piccola impresa deve tenere presenti alcuni limiti.
Dal bilancio di Sephora porto a casa una frase sola: il margine non si fa solo vendendo, si fa anche mettendo un prezzo a ciò che gli altri vogliono da te.
Se non lo sai, è il primo numero da calcolare. Se lo sai ed è zero, hai appena trovato il margine che ti manca. Se vuoi fare questo calcolo sulla tua azienda e preparare la prossima trattativa con i numeri in mano, è esattamente il lavoro che faccio con i miei clienti.
ScrivimiFonti. Bilancio 2025 di Sephora Italia S.r.l.: conto economico ("altri ricavi e proventi"), relazione sulla gestione e rapporti con parti correlate, come riportati pubblicamente. Margine operativo in euro, tasso di ritorno sugli acquisti, peso sul margine e fatturato equivalente sono calcoli dell'autrice. I casi delle PMI sono esempi costruiti. Normativa e prassi: art. 15 e art. 26 DPR 633/1972; risoluzioni Agenzia delle Entrate 120/E/2004 e 36/E/2008 (NT+ Fisco, Fiscal Focus); giurisprudenza di Cassazione sui premi di fine anno (Lexced); disciplina IVA di sconti e servizi promozionali (FiscoeTasse); D.Lgs. 198/2021 (Bird & Bird); art. 10-bis L. 212/2000. Foto di copertina: Mike Mozart, Wikimedia Commons, licenza CC BY 2.0, rielaborata. Questo articolo ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza sul caso specifico.